L’albero della salute è una raffigurazione metaforica applicabile alla salute dell’individuo, così come del gruppo di individui o della società, dell’ambiente e , allargando la prospettiva, la salute del pianeta terra. Un albero si compone di radici, tronco, rami, foglie, fiori e frutti. Terra, aria, acqua e calore sono gli elementi in cui è inserito. L’organismo animale metaforicamente può essere paragonato a quest’albero.

Razionalmente nell’albero ci sono elementi parzialmente sacrificabili in funzione del mantenimento della vita. In ogni caso un albero completamente senza foglie, in una stagione dell’anno in cui dovrebbero esserci o un albero completamente senza radici non può vivere. Il terreno su cui poggia e in cui affonda le radici ha una importanza così fondamentale per l’albero ché di fatto non possiamo considerarlo come un elemento a se stante, per cui albero e terreno sono una unità quasi indissolubili. Può accadere che alcune foglie presentino dei segni di malattia.

Se una foglia è malata, è malata solo la foglia?


Proviamo ad usare la metafora dell’albero della salute per spiegare la malattia secondo il modello riduzionista (quello della scienza convenzionale) e secondo il modello olistico.

Gatto maschio con infiammazione/infezione interdigitale erosiva e purulenta

Mi portano in visita un gatto, bianco e nero, di 7 anni, maschio sterilizzato. L’animale presenta alcune lesioni (Foto A). Lateralmente al    naso e poco sotto l’occhio sinistro presenta un’escoriazione, un insieme di croste dovute probabilmente a grattamento. Tra le dita della zampa posteriore destra trovo una lesione con cute rossa, materiale trasparente di consistenza fluida appiccicosa e materiale di colore biancastro, suggestivo di essere pus, i polpastrelli presentano erosioni. Lesione interdigitale compatibile con pododermatite purulenta. Il gatto è già stato trattato in precedenza con antibiotici e antinfiammatori. La terapia antibiotica migliora le lesioni ma deve essere mantenuta per lunghi periodi e una volta volta terminata le lesioni interdigitali ricompaiono in pochi giorni. Viene suggerita anche la possibilità di far fare una pulizia chirurgica profonda delle lesioni interdigitali.

L’olismo dinamico non è solo un’adesione incondizionata a un’idea astratta ma è un concetto vivente vestito di carne, tessuti, emozioni, percezioni e pensieri.

Quindi con l’approccio riduzionista, il medico da molta importanza alle singole lesioni; in alcuni casi quando si sospetta una sindrome allora vengono considerati anche altri organi (per es. la funzionalità ghiandolare). La terapia, in questo caso antibiotico assieme a antinfiammatorio sistemico e locale, è indirizzata a risolvere la malattia attraverso la cura del sintomo ma si rivela inefficace a guarirla definitivamente. La ricomparsa dello stesso sintomo nello stesso distretto corporeo è comunque un buon segno, significa infatti che la forza vitale dell’animale è di buona qualità perché riposiziona l’alterazione dell’equilibrio organismico nello stesso punto senza coinvolgere altri e più importanti organi e senza modificare la natura della lesione (da infiammatoria a degenerativa per esempio).

Applicazione del modello olistico dinamico a “presa del caso” e terapia

Applicando il modello olistico le cose su cui porre attenzione aumentano: il gatto nella sua totalità, eventi di salute e malattia del gatto, relazioni tra gli eventi, la biografia attuale degli umani relativa al periodo in cui compaiono le lesioni dell’animale, il sistema animale – uomo inteso come circolo ermeneutico di trasmissione informazioni. Nella lotta al singolo sintomo viene quindi proposta la rimozione meccanica della lesione tramite intervento chirurgico (per curare l’albero rimuovo il ramo). L’albero deve essere compreso nella sua totalità annettendo anche gli elementi in cui è immerso.

Sinteticamente le informazioni aggiuntive sono che il gatto ha un carattere diffidente verso gli estranei e tende quando sta male a nascondersi al buio in un vano di uno scaffale protetto da una tendina. Il gatto è possessivo del suo territorio e dei suoi affetti tanto da convincere i gatti che già vivevano in quella casa a cercarne un’altra. Desidera un rapporto esclusivo con i suoi umani.

Uno dei due umani da qualche mese è profondamente arrabbiato perché ha scoperto di non poter andare in pensione e dover rimandare il momento per potersi dedicare al suo principale interesse: la riflessologia plantare!!

Il pensiero circolare nella gestione del sistema paziente animale – custode umano

Ragionando analogicamente il gatto vive in un sistema familiare dove uno degli umani prova rabbia e si sente trattato ingiustamente nella sfera lavorativa “Non è giusto!” . Non può sottrarsi ad andare a lavorare, ma il suo desiderio profondo è “non ci vado più”. Questo è coerente con il sintomo del gatto: la lesione infiammata tanto da essere purulenta (ingiustizia territoriale + rabbia) e con localizzazione tra le dita dell’arto posteriore destro (procedere nel mondo del fare).

La terapia omeopatica

Somministro al gatto un rimedio omeopatico e la lesione inizia a regredire. Quella sul musetto scompare. Trattandosi di un sintomo cutaneo, sebbene profondo tanto da rischiare di lesionare i tendini (che servono a trasmettere il movimento dei muscoli), la guarigione procede lentamente: sarebbe preoccupante se guarisse in 2 giorni soprattutto se si è sviluppata lentamente; ci troveremmo di fronte ad una soppressione del sintomo con risvolti anche gravi per la salute dell’animale.

Però ad un certo punto si arresta e scopro che i proprietari hanno introdotto arbitrariamente una modifica nel modo di somministrare il rimedio, evitando la fase di agitazione del rimedio che deve sempre precedere la somministrazione! Una volta corretta la modalità allora la guarigione riprende e nella fase finale l’essere umano che si interessava di riflessologia fa un trattamento al gatto, quando il suo organismo animale era stato ben preparato dal rimedio omeopatico unitario (attenzione: il fai da te può essere molto pericoloso!!) e il gatto inizia a “sudare” con un odore pungente e in una settimana è completamente guarito (Foto B).

A distanza di un anno dalla risoluzione e sospensione del medicamento il sintomo non si è ripresentato.

Conclusioni

In questo esempio la mia strategia terapeutica non coinvolge che verbalmente l’essere umano, ovvero prendo atto della situazione e registro la possibilità del collegamento tra l’evento biografico umano e il sintomo del gatto, alla fine prescrivo il rimedio al gatto, scelto in base alla totalità percepibile dell’animale.