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La medicina che pratico è una medicina collaborativa. Non potrebbe essere altrimenti. Noi omeopati diamo valore al fatto che nel corpo del paziente gli organi, le cellule, le emozioni, il pensare, il DNA, il sistema nervoso cooperano, collaborano in maniera coordinata al fine di mantenere il massimo livello di salute, benessere e individualità possibile nel mentre mutano le condizioni esterne e quelle interne.
Un esempio di mutate condizioni esterne è il cambio di temperatura e umidità, a cui il corpo dell’animale si adatta gestendo gli effetti dello stress ambientale senza che questi alterino la qualità di vita dell’animale stesso.
Oppure quando un forte evento di separazione da un altro animale, come può essere la mamma o un compagno di giochi, oppure (purtroppo) una situazione di maltrattamento determina uno stress che coinvolge i sistemi di regolazione dell’umore (neuro-endrocrini, ovvero interessanti sia il sistema nervoso che la produzione di alcuni ormoni).
In questi casi internamente solo la cooperazione tra i diversi sistemi, apparati, organi, cellule è la chiave per risolvere la situazione senza che ci siano ripercussioni negative (disagio, malattia) sul sistema.
Quando questa cooperazione fallisce, compaiono sintomi evidenti ed è necessario intervenire.

La medicina olistica è una medicina collaborativa. L’informazione data al paziente attraverso il rimedio, necessita della comprensione e collaborazione dell’organismo. La somiglianza tra rimedio omeopatico e paziente deve essere la più alta possibile. La scelta del rimedio omeopatico dipende da un’insieme di regole codificate e implementate dal 1810 ad oggi. Sinteticamente ogni rimedio omeopatico ha una sua descrizione che deriva primariamente dall’insieme dei sintomi che l’assunzione volontaria in persone sane (chiamati proovers) ha prodotto durante la sperimentazione e in parte deriva dal suo utilizzo clinico, ovvero quei sintomi che clinicamente ha mostrato di curare.

Questa descrizione del rimedio riguarda sia sintomi fisici che comportamentali. I sintomi fisici non sono un semplice elenco come potrebbe essere nausea, vomito, tosse, mal di testa, febbre alta, foruncoli, dermatiti, cistite etc. .. I sintomi fisici sono sempre caratterizzati da una modalità. Il modo in cui si presentano (localizzazione, orario, forma, condizioni in cui migliorano o peggiorano, sequenza) e il modo in cui vengono vissuti (ansia a causa del mal di stomaco, euforia dopo diarrea oppure tristezza, scoraggiamento durante il dolore) è fondamentale per discriminare tra vari rimedi e individuare quello probabilmente più opportuno. La scelta è basata sul grado di somiglianza tra la descrizione del rimedio e la descrizione del.. paziente con i suoi sintomi e il modo di manifestarli e viverli.
Dopo la somministrazione del rimedio la medicina omeopatica continua a essere una medicina collaborativa. L’informazione portata con il rimedio omeopatico interagisce con il paziente vivente e questa interazione produce effetti (anche “zero effetti” è un effetto da tenere in grande considerazione). L’insieme di cose che avvengono dopo la somministrazione del rimedio non è infinito. L’interpretazione di quello che accade segue delle regole molto ferree ed è di importanza capitale per il proseguimento della terapia e il suo instradamento verso la guarigione.
In questo frangente la cosa più importante in grado di avvicinare o allontanare l’obbiettivo della terapia che è curare, è l’instaurarsi o meno di una collaborazione tra il medico omeopata e il paziente .. o chi lo patrocina.. quindi voi!

Senza questa collaborazione, i casi clinici difficili hanno molto poche possibilità di giungere a una conclusione benevola e neppure quelli semplici arriveranno sicuramente a guarigione.
La collaborazione tra medico omeopata e la sua controparte umana si realizza attraverso gli aggiornamenti che quest’ultima fornisce con accuratezza e periodicità. Accuratezza significa osservare con attenzione il proprio animale, tenere un diario, avvisare tempestivamente se ci sono cambiamenti.. di qualsiasi tipo, non prendere iniziative di alcun tipo senza aver consultato il medico.
Periodicità significa che ogni tot giorni si da l’aggiornamento al medico, anche e soprattutto quando non è cambiato nulla. Periodicamente, fino al raggiungimento di un buon equilibrio, vengono fissate visite di controllo, ogni quanto.. dipende dalla natura del problema e da quanto accade in divenire. Pazienti con problematiche di tipo cronico (presenti da mesi.. anni) vengono controllati almeno ogni 2 mesi, per i pazienti con problematiche di natura acuta possono essere necessari controlli ravvicinati o anche nessun altro controllo (perché la problematica è risolta già con quanto segue la prima visita), pazienti con problematiche della sfera comportamentale necessitano di controlli via via più distanziati nel tempo (sempre in linea generale), pazienti oncologici devono essere rivalutati almeno una volta al mese.. questo per fare alcuni esempi.

La medicina omeopatica è una medicina sintetica, la teoria su cui si fonda è quella di considerare l’organismo come un’indissolubile unità, questo .. l’avrete sentito dire mille volte.. ha più di un risvolto pratico. Se un paziente presenta un tipo di cistite, l’omeopata deve muoversi con la consapevolezza che non si trova davanti ad un individuo prevalentemente sano con un problema localizzato alla vescica, ma deve avere in chiarezza che il paziente è interamente malato, ogni sua cellula, e questo stato di incoerenza interna si manifesta, per varie ragione, in maniera evidente a livello della vescica urinaria producendo un’infiammazione. La conseguenza di questo pensare è che per trovare il rimedio giusto non solo dovrà essere indagato il sintomo cistite ma anche compreso il meglio possibile la singolarità del paziente, le sue specificità che lo rendono diverso da un altro “con lo stesso problema”, la storia del paziente per capire come le cose si evolvono in lui.

Nell’approccio della medicina convenzionale il paziente ha un problema localizzato, il problema è l’obbiettivo di diagnosi e terapia. Lo studio della localizzazione determina la comparsa di specializzazioni, il focalizzarsi sulla localizzazione stomaco e intestino porta la nascita della gastroenterologia così come la localizzazione cuore porta all’istituzione della cardiologia come branca specialistica.
Nella medicina omeopatica il paziente è un’entità indissolubile che possiede in sé una difficoltà (ridotta coerenza interna) la quale coinvolge tutto il paziente e si manifesta (si rende evidente esternamente) con uno o più sintomi. I sintomi sono molto importanti e devono essere conosciuti il meglio possibile. I sintomi da soli però non sono il problema, ma sono la sua manifestazione.. così come il fiore del ciliegio non è il l’albero del ciliegio, la quantità di fiori ridotta è l’espressione di una problematica che coinvolge tutta la pianta (e l’ambiente in cui è immersa) e non sarà certo appiccicando altri fiori sui rami che avremo un maggiore raccolto.

Questo fondamento teorico e la differenza con la base teorica della medicina convenzionale ha anche come conseguenza che alla medicina convenzionale si associano diverse specializzazioni, ovvero approfondimenti dedicati ad un’unica localizzazione dei sintomi. La medicina omeopatica non è una specializzazione della medicina convenzionale, sono due mondi teoricamente diversi. E’ probabile che con molta lentezza le posizioni della medicina convenzionale convergeranno verso quelle della medicina omeopatica (lo vedremo nei prossimi anni..magari avverrà senza citare chiaramente l’omeopatia o il grande medico Samuel Hahnemann, come già è accaduto in passato e sta accadendo in alcuni campi della conoscenza ufficiale) semplicemente perché la logica dell’albero di ciliegio è migliore e più naturale rispetto a quella di cercare solo nel ramo le cause della ridotta comparsa di fiori.

Con buona pace degli specializzati, il medico omeopata in virtù e accordo di questo diverso modo di concepire il vivente si occupa di pazienti con problemi comportamentali, ma non è necessariamente un comportamentista, si occupa di gastroenterologia, ma non è necessariamente un gastro enterologo, si occupa di pazienti con manifestazioni cutanee della problematica interna, ma non è necessariamente un dermatologo, si occupa quando possibile anche di oncologia, ma non è necessariamente un oncologo, si occupa di pazienti con manifestazioni oculari della loro problematica, ma non è necessariamente un oculista e potremmo andare avanti a lungo. Il medico omeopata può avere specializzazioni nelle branche convenzionali della medicina tradizionale, può essere un chirurgo, un dermatologo, un nutrizionista e questo è lecito perché lei o lui è prima di tutto è un medico laureato e abilitato alla professione a norma di legge. Del resto, in Italia, i corsi per diventare omeopati sono aperti esclusivamente a medici chirurghi, medici veterinari e farmacisti. E la preparazione è regolamentata e controllata da diversi organismi statali, ordinistici e associativi.
Inevitabilmente però il medico omeopata non può ignorare l’esistenza delle specializzazioni e deve aggiornarsi costantemente in ogni campo della medicina convenzionale, è faticoso ma anche molto produttivo per accrescere le proprie conoscenze e migliorarsi come terapeuta e come persona.
Il miglior aspetto della medicina convenzionale e classica è lo sviluppo e capacità tecnico diagnostica, finalizzata allo studio completo del sintomo. Personalmente continuo ad essere innamorato della diagnostica strumentale, cui riservo la dovuta importanza della pratica.

Il medico veterinario, sia che pratichi la medicina tradizionale che quella olistica, mantiene come obiettivo primario quello di curare il paziente animale. In questo senso il vero medico non è un fondamentalista ovvero nel caso la situazione di disagio per l’animale lo richieda, egli ricorrerà ad ogni strumento in suo possesso per alleviare il paziente. Questo implica anche l’utilizzo di altri medicinali, come fitoterapici.. antroposofici.. omotossicologici .. antibiotici o antinfiammatori o cambi dietetici se necessario perché la medicina è prima di tutto al servizio del paziente.

Ovviamente quando ricorrerà a un medicamento allopatico piuttosto che a uno naturale, il medico avrà in chiaro anche le conseguenze possibili nel medio e lungo periodo della sua scelta sulla salute dell’animale e come cercare di porvi rimedio.

Una convinzione difficile da scardinare nell’opinione che comunemente si ha dell’omeopatia e delle discipline olistiche è che la velocità di cura sia molto bassa. Se ogni volta che mi è stato detto “la medicina omeopatica è lenta” mi avessero dato un frutto probabilmente avrei un negozio di ortofrutta. Un’altra convinzione comune è che la medicina olistica si può occupare solo di problematiche lievi o che comunque non mettono a rischio la vita del paziente, se tutte le volte che mi è stato detto “dottore forse questa volta c’è bisogno di qualcosa di più forte” mi avessero dato un seme d’albero..il problema del rimboschimento sarebbe risolto.
A queste affermazioni rispondo con una serie di storie cliniche, adeguatamente documentate, che dimostrano l’esatto contrario. In tutte queste storie cliniche il denominatore comune è: tra medico e l’umano custode dell’animale si stabilisce un rapporto di collaborazione e viene riconosciuto da parte dell’umano l’autorevolezza terapeutica del medico.
Il medico accoglie, visita, diagnostica, prescrive. La persona che vive con l’animale somministra, osserva accuratamente, aggiorna il medico puntualmente e periodicamente porta a controllo il suo animale. Ognuno si assume la propria responsabilità nella cura dell’animale.

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