Quando si sceglie di parlare di Omeopatia è inevitabile presto o tardi trovarsi a discutere con chi questa medicina avversa.
Anche cercando un dialogo, in poco tempo si organizzano pronti allo scontro due schieramenti, favorevoli e contrari.
Non ha alcuna importanza se l’argomento è la composizione di lattosio o saccarosio dei globuli omeopatici oppure se è meglio prenderli secchi o sciolti in acqua o ancora i km percorsi da Hahnemann nei suoi 88 anni di vita: apri una piccola finestra nominando il termine omeopatia e immediatamente s’accenderà una diatriba senza confini in cui l’obbiettivo, pare, è solo quello di sopraffare l’avversario, che sia contro o a favore.
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Ciò che anima i sostenitori così come gli oppositori ha qualcosa di irrazionale, qual cosa che va oltre alla definizione dell’effetto placebo oppure al concetto di numero di avogadro o ancora alla valutazione secondo criteri di ripetibilità dei risultati dell’omeopatia. C’è molta animosità e, chiedo venia, a fronte di poca conoscenza della materia.
Poco tempo fa ho fatto un esperimento rivelatore. Mentre preparavo materiale per un libro ho presentato una piccola ricerca storica sulla diffusione nel 800 della medicina omeopatica nel mondo. L’argomento era chiaro, non si parlava di come, se e perché l’omeopatia funziona, ma solo di “in quanto tempo” si era diffusa e “in che nazioni” era praticata alla fine del 1800. Ero animato dallo stupore nel constatare che la diffusione mondiale era stata rapida, poche decine di anni, in un mondo dove trasporti e modi di comunicazione erano molto limitati.
Mi sarei aspettato di trovare che gli interessati alla ricerca esprimessero opinioni sull’argomento storico  e invece rapidamente i commentatori si sono divisi tra quelli per cui l’omeopatia “funziona anche se non sappiamo perché” e quelli per cui non funziona, è solo acqua o effetto placebo.
L’impressione che ne traggo è che  dibattendo di questo argomento prevale l’emotività sulla razionalità ed è molto più gustoso scontrarsi e poter urlare “abbiamo ragione noi e voi non capite nulla!”. Il pregiudizio prevale su ogni argomentazione.
Scetticismo metodologico o rifiuto paradossale
Essere scettici non significa essere in disaccordo o rifiutare. Il termine scettico viene dal greco skeptikòs  ovvero sottile osservatore !!! Recita il dizionario: modo di ragionare appoggiato soltanto alla scrupolosa osservazione e al personale convincimento.
Lo scetticismo diventa anima portante del metodo scientifico con Cartesio, cui si fa risalire la paternità dell’approccio conoscitivo maggiormente diffuso ai nostri giorni ovvero il riduzionismo. Maggiormente diffuso quando si tratta di divulgazione di massa ma profondamente in crisi, come modello, da 85 anni a questa parte (dal Principio di indeterminazione di Heisenberg 1927 in poi).
Comunque per essere scettici bisogna prima conoscere, osservando scrupolosamente senza entrare nel giudizio, e poi giungere ad un proprio convincimento. E’ una sana posizione quella dello scettico, la posizione da cui osservare senza pregiudizi un fenomeno per formare una propria opinione. Ed è un modo di ragionare che chiunque sposi il riduzionismo, la scienza basata sui fatti e le evidenze, non può che apprezzare e, per coerenza, onorare .
Potersi definire scettici in merito alla medicina omeopatica è qualcosa che comporta maggiore impegno, studio e attenzione che rifiutarla totalmente con un “non ci credo” o anche accettarla totalmente.
Quello che scrivo è dedicato a chi ciecamente crede o non crede all’omeopatia  indossando argomentazioni che ormai vestono un po’ strette; e soprattutto lo scrivo per rispetto all’intelligenza umana e alla posizione dello scettico.
Per poter proseguire nella lettura di questo articolo è consigliabile assumere l’atteggiamento del 5° esercizio di Rudolf Steiner:
“5. Assenza di pregiudizi, di prevenzioni, percezione del nuovo.
Scoprire qualcosa di nuovo in ogni intervento, qualcosa che prima non si conosceva.
a) Non si pensi subito “Questo lo sapevo già”. Si rimanga aperti a tutto ciò che arriva, disposti a credere anche a ciò che di primo acchito appare inverosimile.
b) Si osservi come ogni pregiudizio che cresce in noi blocchi nuove esperienze.”
(Athys Floride, I sei esercizi complementari applicati agli incontri di gruppo, I sei esercizi – R. Steiner – ed. Antroposofica Milano)
Samuel Hahnemann per scettici curiosi.
Sulla figura di Sammuel Hahnemann sono stati scritti diversi libri. Credo che alcuni aneddoti della sua vita , come l’aver cacciato i propri pazienti dallo studio perché non sapeva come curarli con la medicina del suo tempo, siano noti ai più.
Ci sono aspetti però della sua biografia che normalmente non ricevono l’attenzione che meriterebbero, specialmente al di fuori delle cerchie di omeopati. C’è una certa tendenza a bypassare sulla sua figura e sull’importanza che ha avuto in numerosi campi scientifici.
Conoscendo meglio la vita di Hahnemann è difficile affermare che fosse un impostore o un folle visionario oppure un ciarlatano dedito a pratiche magiche. Samuel H. non proveniva da una famiglia nobile o benestante e gran parte della sua istruzione fu pagata da uomini influenti della sua epoca.

Al tempo di Hahnemann nell’ambito della medicina esistevano i dottori, che quasi mai si occupavano direttamente dei malati ma costruivano teorie mediche sulle malattie attraverso lo studio di altri libri, la dissezione dei cadaveri e i primi esperimenti sugli animali, e i praticanti che avevano contatto diretto con i malati e su questi applicavano i suggerimenti terapeutici scritti dai primi. Ai giorni

Samuel Hahnemann Memorial

Samuel Hahnemann Memorial Massachusetts Avenue and 16th Street, NW (Scott Circle) Washington, DC

nostri è chiaro che questa divisione, i ricercatori da una parte (con poco o nullo contatto con i pazienti) e i medici dall’altra (in contatto con i pazienti  ma privati di poter far altro che applicare i protocolli dei ricercatori), non può operare favorevolmente verso la guarigione del malato. Hahnemann comprende la necessità di unire teoria e pratica e  durante gli studi di medicina presso la facoltà di Lipsia si dedica alla pratica ospedaliera a Vienna, laureandosi poi con il massimo dei voti nel 1779 a 24 anni. Brillante studente viene preso sotto l’ala del rettore della facoltà di medicina di Lipsia che, conosciute le sue ristrette possibilità economiche, lo fa assumere come medico personale dell’allora governatore della Transilvania. Traducendolo ai giorni nostri sarebbe come se il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia riconoscendo le capacità di un suo studente poco abbiente mettesse a rischio la propria credibilità proponendo lo studente come medico personale di un’alta personalità dello stato! Hahnemann a 24 anni non solo è medico ma anche abile traduttore. Conosce bene un certo numero di lingue antiche e moderne imparate da autodidatta: inglese, italiano, greco, latino oltre che arabo e caldeo. Sufficientemente bene da potersi guadagnare da vivere come traduttore di testi scientifici. Traduce circa una ventina di trattati medici e scientifici ed è autore del The Pharmaceutical Lexicon un’opera in 4 volumi utilizzata dai farmacisti della sua epoca come testo di riferimento per la preparazione dei medicinali.

Ancor prima di scoprire o riscoprire l’omeopatia si “diletta” come chimico. Uno dei principali test di laboratorio attualmente ancora usato per individuare i metalli pesanti in soluzione è stato messo a punto proprio da Samuel Hahnemann. Si deve ad Hahnemann il primo metodo preciso di preparazione del mercurio solubile. Anche l’idea di tenere i medicinali tossici chiusi in un armadietto e di un “registro dei farmaci vidimato” è di Hahnemann, esposta in “Avvelenamento da arsenico. Trattamento e medicina legale”. I suoi lavori di chimica gli valgono circa 70 citazioni nel Dizionario di Chimica del francese Pierre Joseph Macquer (1788).

Tutto questo già basterebbe per annoverare Samuel Hahnemann tra le più brillanti menti del 18° e 19° secolo.. o comunque stimolare in uno scettico una sana curiosità.

Diffusione dell’omeopatia” nel XIX secolo e cause di arresto.

Se la vita di Hahnemann osservata da vicino è di per sé straordinaria ancor più stupefacente è osservare la diffusione della medicina omeopatica nei 90 anni successivi alla sua nascita ufficiale (1810). La diffusione planetaria di questo sistema terapeutico è un altro aspetto su cui riflettere almeno un minuto prima di dire “bah non ci credo!”.

Nel 1810 non esiste: televisione ( John Logie Baird 1925 ), telefono (Antonio Meucci 1871), cellulare (Martin Cooper 1973), autostrade (Piero Puricelli 1923), automobili (1883 prima fabbrica di automobili), pubblicità come la conosciamo noi, internet (1991 nascita del world wide web), ferrovie che collegano stati diversi, servizio postale adeguato (1840 introduzione del francobollo). Ci sono le carrozze, la stampa (con sistemi non molto diversi da quelli del 1400), un servizio postale rudimentale.

Insomma nulla che favorisca una diffusione capillare delle idee e delle scoperte. Inoltre la maggior parte della popolazione sa a mala pena firmare, figuriamoci leggere un trattato di medicina. Le idee di Hahnemann devono essere non solo entusiasmanti e contagiose, ma anche efficaci, contrariamente non si può spiegare la diffusione planetaria della medicina omeopatica in 41 anni dalla pubblicazione della prima edizione dell’Organon della Guarigione Razionale.

Diffusione telefonia mobile

Diffusione telefonia mobile

Facendo un confronto ardito  con una delle principali invenzioni del 1900, la telefonia mobile, osserviamo che il “cellulare” conquista il mondo nel 2007 ovvero 34 anni dalla sua invenzione (2007: il 50% della popolazione mondiale possiede un telefonino e l’altro 50% forse vorrebbe averlo).

Al principio del 900 solo negli Stati Uniti ci sono: 20 scuole mediche di omeopatia, più di 100 ospedali omeopatici e più di 1000 farmacie omeopatiche.

Ma come viene fermata questa espansione spettacolare della Medicina omeopatica?

Dovremmo ammettere che mai abbiamo combattuto l’omeopatia a causa dei suoi principi; la combattemmo perché entrando nella comunità medica conquistò il mercato”

(Dichiarazione di un membro dell’American Medical Association, AMA)

L’arresto dell’Omeopatia avviene non attraverso la messa in discussione del sistema terapeutico, ma attraverso leggi e norme corporative. Senza citarle tutte ne riporto due significative: Flexner Report del 1910 e l’arresto di Hahnemann a Lipsia nel 1820.

Samuel Hahnemann viene arrestato in seguito alla denuncia della corporazione dei farmacisti che già all’epoca erano gli unici autorizzati a preparare i medicamenti. Hahnemann aveva riscontrato che spesso i farmacisti disattendevano le sue prescrizioni preparando in modo difforme le medicine omeopatiche o sostituendole con altre sostanze. Per questo motivo aveva iniziato a prepararle da solo conquistandosi le antipatie di una corporazione potente che con l’avvento dell’omeopatia vedeva una perdita economica (piccole quantità di sostanza, una sola sostanza prescritta ogni volta). Inoltre essendo gli omeopati prima di tutto medici laureati era difficile screditarli, come avveniva con gli erboristi, accusandoli di pratiche magiche.

Il Flexner Report invece è un documento emesso dalla Carnegie foundation negli Stati Uniti attraverso il quale furono discriminate le facoltà di medicina che insegnavano omeopatia e gli Ordini dei medici che avevano all’interno omeopati. Le conseguenze di questo rapporto furono la deviazione di fondi pubblici e privati verso le facoltà di medicina ortodosse e l’espulsione dei medici omeopati dagli ordini di appartenenza con conseguente revoca della licenza di esercizio della professione!! Il risultato è la chiusura di quasi tutti gli ospedali omeopatici e dei college di medicina omeopatica. L’arresto e l’involuzione dell’omeopatia nel mondo, durante il 900, avviene per provvedimenti legislativi.

Una strategia che si dimostra ancora valida dato che, se non verrà modificato l’articolo 13 del Decreto Balduzzi, a partire dal 31 dicembre 2014, verranno decimati gli elenchi di prodotti omeopatici disponibili sul mercato come conseguenza del fatto che i produttori di rimedi difficilmente disporranno ogni anno di centinaia di migliaia di euro da versare allo Stato per mantenere le licenze di commerciabilità dei rimedi stessi (mille euro per ogni rimedio ogni anno) [Nota a posteriori: questo è quanto è avvenuto, solo in Italia].

Si osservi come ogni pregiudizio che cresce in noi blocchi nuove esperienze.

All’omeopatia così come all’omeopata si chiede sempre tanto. Se il pregiudizio è a favore spesso c’è la pretesa che sia la soluzione più rapida e indolore per ogni malattia, che conceda l’eterna giovinezza o l’immortalità, che sia infallibile già al primo colpo. Oppure quando il pregiudizio è sinonimo di rifiuto, la medicina omeopatica viene contrastata con i soliti cliché come effetto placebo (non dimostrabile negli animali e in ogni caso non è un atto psicomagico vedere mio precedente articolo su bioguida n. 35), memoria dell’acqua e numero di Avogadro (consultare pubblicazioni di Emilio del Giudice prima di esprimersi), la non ripetibilità dei risultati (fatto contraddetto da “Testing homeopathy in mouse emotional response models: Pooled data analysis of two series of studies” http://www.hindawi.com/journals/ecam/2012/954374).

Conoscere per confrontarsi costa fatica e leva sicurezza, almeno in principio.

Un prezzo interessante da pagare per fare esperienza, per la libertà di scelta e l’autodeterminazione.

Bibliografia

The Life and Letters of Dr Samuel Hahnemann by Thomas Lindsley Bradford, M.D.      http://www.homeoint.org/books4/bradford/index.htm

Storia dell’Omeopatia – Biografia di Samuel Hahnemann – Prima Parte di Pietro Gulia (fonte: il granulo)

A Condensed History of Homeopathy, Dana Ullman MPH , Discovering Homeopathy: Medicine for the 21st Century, North Atlantic Books