Gli interferenti endocrini (IE) sono un gruppo di sostanze in grado di interagire a dosi bassissime con gli organismi viventi e determinare effetti evidenti con il tempo. Sono oggetto di  studio approfondito da circa vent’anni.
L’informazione che giunge al cittadino è però spesso frammentaria, poco orientativa e di limitata diffusione.
Inoltre le iniziative a carattere sanitario attuate dalla comunità, sia in termini di informazione che di normativa, risultano essere lente e parziali rispetto ad una vera strategia di previsione del rischio.
Mi rendo conto che  questo argomento è estremamente complesso perché richiede una comprensione multidisciplinare nutrita da elementi di chimica, tossicologia, ecologia e visione sistemica. Nell’intento di renderlo fruibile alcuni degli aspetti tecnici verranno tralasciati in virtù del carattere divulgativo del presente scritto. E’ importante comprendere dove si trovano gli IE e come è possibile limitarne il contatto.
A proposito di buone pratiche o strumenti attuabili per limitare il rischio, tratterò infine come meglio proteggere i nostri animali domestici.

La salute dell’ambiente
E’ quanto mai necessario un cambio di paradigma.
A parole il concetto di coscienza ecologica è noto, nei fatti però ampiamente ignorato.
Ogni volta che un carico di bottiglie di plastica contenti acqua minerale o una qualsiasi bevanda viene lasciato alla luce e nel clima caldo di un magazzino, ogni volta che il fondo di un fiume viene dragato e il materiale sabbioso utilizzato per rimpinguire la spiaggia del litorale o ancora ogni volta che un contenitore di carta termica viene utilizzato per riscaldare il cibo nel forno o nel microonde, ebbene il rispetto per l’ambiente e per noi stessi viene ignorato. Una violazione perpetuata dalle istituzioni, dalla comunità e dal singolo.
Il conoscere e allontanare ciò che nell’ambiente nuoce alla salute è uno dei primi principi che un vero medico deve possedere, come scrive Samuel Hahnemann. Era il 1810 e giova ricordarlo soprattutto perché a ben vedere le cause di patologia vengono tuttora ricercate solo nella genetica e nello stile di vita, ovvero nell’individuo ma non nel modo in cui la collettività tratta l’ambiente di vita degli individui.

4- [il medico]  E’ ugualmente conservatore della salute se conosce le cose che la disturbano e quelle che danno origine alle malattie e sa allontanarle dalle persone sane.
(C.F.S. Hahnemann  Organon dell’Arte di Guarire)

Eco-sistema
Ogni sistema esistente contiene in sé i semi per la sua parziale o totale distruzione.
Un sistema, sia che si tratti di una cellula, un apparato o di un singolo individuo e via crescendo a livelli più grandi di complessità,  la coppia, la famiglia, la comunità e l’intero pianeta contiene in sé i semi per una distruzione del sé da parziale a totale.
Non è necessario tirare in ballo poteri occulti oppure cospirazioni planetarie, noi tutti siamo co-autori di un possibile processo di annichilimento.
Fintanto che un sistema, organismico o comunitario, si mantiene consapevolmente aperto alla contaminazione, intesa come scambio, da altri sistemi, la possibilità che la vita si autoperpetui è garantita. Nel momento che la soglia di apertura a scambio e contaminazione viene ristretta, le possibilità di sopravvivere a sé stessi, agli effetti delle proprie scelte, si riducono.

Un sistema completamente chiuso e autoreferito è destinato a morire.

La materia minerale, che rappresenta piena realizzazione del corpo fisico, conosce solo la legge di disgregazione come principio e possibilità di cambiamento, così come un cadavere può solo decomporsi.
Ugualmente se un sistema instaura un rapporto di parassitismo con altri sistemi, senza curarsi degli effetti del suo comportamento, in virtù del principio di autoregolazione si attivano tutti i possibili meccanismi perché quel comportamento abbia fine, anche al costo dell’eradicazione del sistema parassita. Occorre solo tempo.
I semi dell’autodistruzione del nostro sistema, noi stessi li abbiamo messi a dimora e ogni giorno agiamo, per lo più inconsapevolmente, perché seguano a germogliare.
E’ necessario rammentare che la possibilità di autoannientarsi è funzionale allo scopo di autopreservarsi. La cellula, ogni singola cellula, contiene in sé le istruzioni per morire. La morte della singola cellula permette la preservazione dell’organo di appartenenza, attraverso uno processo di ricambio controllato. Fintanto che il rapporto tra morte cellulare e divisione cellulare, attraverso cui si creano nuove cellule, è in equilibrio, la vita dell’organismo si perpetua; quando, in maniera irreversibile, il rapporto viene spinto a favore di uno o l’altro processo, persevarando l’esito sarà mortale.
Ad ogni livello tutto questo viene finemente regolato attraverso un sistema di messaggeri in grado di modulare l’attività di ogni singolo distretto. Esattamente come nel nostro corpo agisce il sistema neuro-endocrino attraverso neuropeptidi e ormoni.
La finalità biologica è quella di preservare l’esistenza nel presente e nel futuro dell’organismo e/o organizzazione. Presente e futuro.
Per l’autopreservazione è contemplata la possibilità che le parti non più utili o dannose vengano rimosse o ne venga limitata l’azione. Per parte si può intendere una cellula mutata in senso neoplastico oppure un’intera porzione di un organismo, come la coda della lucertola oppure l’appendice rimossa chirurgicamente, o anche un intero individuo se in gioco c’è la salute del suo sistema di appartenenza.
Quando la popolazione di volpi cresce oltre la capacità dell’ambiente di nutrirle intervengono agenti di malattia, tra cui grande importanza ha il virus della rabbia, che eliminando in maniera rapida gli individui della popolazione ripristina un equilibrio tra le risorse ambientali e i soggetti usufruttuari.

Interferenti endocrini
In tossicologia fino a poco tempo fa predominava l’idea che per qualsiasi sostanza, anche tossica, esistesse una concentrazione al di sotto della quale l’effetto della sostanza in esame fosse nullo.
La curva dose-effetto che descrive questo dogma scientifico è detta “monotona”.

Da questo assunto sono nati i limiti massimi di residuo (LMR) permessi per ogni sostanza negli alimenti affinché sia garantita l’assenza di rischi per la salute.
L’arsenico (As), per esempio, possiede sia una tossicità acuta che una cronica. Alla dose di 1-2 mg/kg è letale per ingestione nell’uomo (Se pesa 65 kg sono necessari da 0,065 a 0,13 g di As per ucciderlo). La tossicità cronica si realizza in seguito all’esposizione continuata a questo elemento che viene assunto per contatto cutaneo, inspirato o ancora ingerito. Gli effetti in questo caso sono cancro al polmone o cutaneo, come dimostrato purtroppo in minatori, operai di fonderie o industrie che producono antiparassitari.
Per avere una intossicazione cronica la dose deve essere superiore a 2,1 μg/kg al giorno (in un uomo di 65 kg significa una quantità giornaliera superiore a 136,5 μg ovvero 0,0001365 g).
Quindi se la curva dose-effetto dell’arsenico è monotona, al di sotto della dose di 2,1 μg/kg/giorno l’effetto è pari a zero. Per l’arsenico il limite massimo di residuo nell’acqua potabile è pari a 10 μg/Litro. Ragionando per assurdo (…) se l’arsenico venisse assunto solo con l’acqua, un uomo di 65 kg potrebbe bere quasi 14 litri di acqua da 10 μg/Litro ogni giorno e considerarsi comunque in salvo sia dal rischio di intossicazione cronica e largamente da quella acuta.

Interferenti endocrini

Lavoro di ricerca bibliografica

Approfondimento !

Qui puoi trovare un approfondimento sugli interferenti endocrini.

Si tratta di un lavoro di ricerca bibliografica attualizzato al 2014.

Nella pagina che si aprirà troverai il documento in PDF.

Buona lettura!

Attualmente è però noto che per numerose sostanze la curva dose-effetto non è monotona.
Una stessa sostanza , secondo questo modello sperimentale, è in grado di produrre effetti biologici sia ad alte dosi che a dosi piccolissime (fino a frazioni di nanogrammo per litro); la curva in questo caso è detta non monotona.  Questa possibilità non è però una nuova scoperta, era stata già osservata da Hippocrate nel IV secolo a.c. e successivamente dimenticata, esattamente come la “medicina dei simili”, dalla medicina moderna. Hippocrate chiama Hormesis la capacità di una sostanza di produrre una risposta biologica in seguito all’assunzione di dosi decisamente piccole.
Torniamo all’esempio l’arsenico e, sorpresa, la curva dose-risposta per questo elemento è non-monotona !

Nel pieno rispetto del LMR abbiamo che in un litro di acqua possiamo trovare fino a 10 μg di As e sentirci al sicuro. Purtroppo studi confermano che a concentrazioni inferiori della soglia di legge, l’arsenico è in grado di interferire con la regolazione degli ormoni glucocorticoidi, mineralcorticoidi e progesterone, in senso soppressivo o anche stimolante (sempre dose dipendente).
Per questo motivo l’arsenico è un interferente endocrino e può essere causa di insulino resistenza, obesità/cachessia, immunodepressione, osteoporosi.. non per nulla i casi di diabete aumentano di anno in anno.

Tutti gli IE sono accomunati dalla capacità di agire a dosi molto basse (concentrazioni da pochi μg a decimi di ng per litro) e interagire con il sistema endocrino “confondendone” il sistema di autoregolazione. Gli IE agiscono già allo stadio di vita intrauterino. Sono maggiormente sensibili alle trasformazioni indotte i soggetti in età di sviluppo, dal concepimento alla pubertà. La maggior parte degli IE sono prodotti primari o secondari delle attività umane.
L’esposizione è quotidiana e avviene attraverso tutto ciò che circonda noi e i nostri animali, materiali con cui entriamo in contatto, alimenti, aria, terreno e acqua.
Attualmente non è noto quanti siano, la ricerca è indirizzata allo studio di circa 300-400 sostanze. Un lavoro immenso e in ogni caso dichiaratamente non esaustivo.
Il problema è ancora più complesso se si pensa che più IE diversi possono agire in sinergia producendo effetti combinati che si manifestano in periodi medio lunghi (mesi/anni). Nel momento in cui si manifesta l’effetto non è immediato pensare ad una concausa che ha iniziato ad agire anni prima, a piccolissime dosi ma in maniera continuativa.

Nella tabella sono riportati a titolo di esempio 3 dei più “famosi” interferenti endocrini conosciuti.

L’esposizione agli IE è quotidiana, ridurla a zero significherebbe cambiare radicalmente il nostro modo di produrre, sconvolgendo totalmente il concetto di modernità o di stile di vita moderno. Dovremmo per esempio rinunciare alla plastica, a diversi strumenti elettronici e alle carte termiche. Anche facendolo oggi stesso, promuovendo massimamente sia la riconversione del sistema produttivo che lo smaltimento di tutti i materiali veicolo di IE, i risultati si avrebbero solo tra una trentina d’anni. Attualmente stiamo pagando il prezzo di 30-40 anni di violazione del principio di precauzione.
Da un punto di vista economico questa svolta appare folle.

La funzione ecologica degli interferenti endocrini
Da un punto di vista sistemico gli IE hanno una funzione ecologica, analoga a quella del virus della rabbia per il controllo della popolazione delle volpi. Da un lato abbiamo una specie che sta consumando e trasformando senza porsi alcun limite le risorse naturali. Questa specie costituisce, con l’insieme delle sue strutture produttive, sociali e culturali, un sistema. Questo sistema si relaziona con un sistema più ampio, che per comodità definiamo ecosistema.

Gli IE riducono le possibilità riproduttive (diminuendo la qualità delle cellule della riproduzione, inducendo degenerazioni o trasformazioni neoplastiche della prostata e utero, ritardando o anticipando la pubertà..), contemporaneamente limitano lo sviluppo cognitivo nei soggetti giovani oppure favoriscono la precocità di patologie neurodegenerative (E’ provata una relazione tra alluminio e Alzheimer, e non perché iniziano entrambi con la A..), infine intervengono nello sviluppo di problemi importanti come il diabete, l’obesità, l’immunodepressione, iper ed ipotiroidismo, oltreché neoplasie.

La nostra specie sfrutta le risorse dell’ecosistema oltre la possibilità di rinnovarle, nel frattempo però la natalità decresce, i nostri cervelli perdono neuroni o intere aree (essere stupidi non sarà più una scelta), il nostro sistema immunitario diventa sempre più debole..un’umanità debole, malata, obesa, lenta, e pian piano meno pericolosa per l’ecosistema.

One World – One Health
L’azione degli IE si manifesta in particolare attraverso un aumento di frequenza di talune patologie, non giustificato né da un peggioramento dello stile di vita (se consideriamo gli animali, le condizioni di accudimento sono migliorate negli ultimi vent’anni), né da mutazioni genetiche (i cui effetti si realizzano in periodi di tempo più ampi), né nel miglioramento della capacità o dell’attenzione diagnostica verso queste stesse patologie.
Quindi non è esclusivamente una questione di alimentazione, di predisposizione genetica o di stile di vita se alcuni tipi di patologie vanno aumentando.
Primariamente è il frutto di mancanza di responsabilità e lungimiranza, la salute dell’ambiente non può più essere solo argomento da salotto elettorale.

I nostri animali
Noi esseri umani siamo esposti agli IE attraverso l’aria, le polveri domestiche, l’acqua potabile, il contatto con diversi materiali di uso quotidiano, gli alimenti.
Il cibo può contenere IE sia provenienti dalle materie prime di cui è composto che per migrazione degli interferenti dai contenitori all’alimento nelle fasi di produzione, conservazione industriale e casalinga e cottura domestica.
I nostri animali, che spesso vivono prevalentemente tra le mura di casa, sono forse ancor più esposti.

Studi indicano un ruolo dei PBDE come causa dell’incremento di ipertiroidismo nel gatto. Anche gli ftalati , ingrediente principale del PVC, hanno un ruolo nelle disfunzioni tiroidee. Il PBA potrebbe essere coautore dell’obesità dei nostri animali. Le piccolissime quantità necessarie per determinare l’interferenza sul sistema endocrino fanno si che il contatto con i materiali contenti gli IE sia un sufficiente fattore di rischio.
L’interno dei contenitori metallici per il petfood umido, le scatolette, viene trattato con una resina epossidica per prevenire che il cibo con la sua acidità corroda il metallo del recipiente.
Componente principale delle resine epossidiche è il bisfenolo (BPA). Il rivestimento interno non è necessariamente bianco, può essere anche perfettamente trasparente. Il rivestimento (coating) a contatto con il cibo, va cedendo BPA. Più tempo il cibo resta a contatto e più si contamina.
Il calore aumenta la cessione del BPA dal contenitore all’alimento, non è quindi una buona idea scaldare a bagnomaria la scatoletta!
Forse non tutte le scatolette metalliche sono rivestite con resina epossidica purtroppo però i produttori raramente dichiarano se è presente o meno il BPA.
Cosa si può fare a tal proposito? Scrivere ai produttori è utile, anche solo per iniziare a sensibilizzarli. Negli USA il bando del BPA nei biberon è arrivato grazie ai movimenti dei consumatori che selettivamente hanno iniziato a comprare solo prodotti per l’infanzia BPA-free e pretendere che venisse indicata la presenza del bisfenolo A. E’ doveroso aggiungere che le alternative al BPA finora proposte non sono risultate completamente valide né per la sicurezza alimentare né per la funzionalità.
Vetro pyrex di produzione comunitaria e acciaio inox sono gli unici materiali privi di IE.
In pratica la cosa migliore da fare è acquistare alimenti fatti con ingredienti di qualità, e se non è possibile sapere quanto tempo è passato da produzione ad arrivo in negozio, far si di ridurre al minimo lo stoccaggio domestico, ovvero comprare in quantità al massimo settimanali, conservare al fresco, evitare di riscaldare il contenitore e se possibile trasferire il contenuto della scatoletta in un contenitore di vetro a chiusura ermetica da tenere in frigorifero, che dovrà essere consumato in un massimo di 3 giorni.

E l’alimento secco, i croccantini? Anche in questo caso il consiglio è di trasferirli in recipienti di vetro oppure acciaio inox non appena acquistati e iniziare, domandando, a farsi un’idea di quanto tempo passa dalla produzione al confezionamento e magari come vengono stoccati (il calore favorisce il trasferimento dal contenitore al contenuto degli IE, per semplice micro-disgregazione della superficie di contatto), per poter acquistare alimenti che non siano rimasti mesi in magazzini senza controllo della temperatura. I ritardanti di fiamma (PBDE) possono essere limitati rinunciando ai vecchi tessili (tappeti in particolare, ma anche copertine e cucce varie) e a quelli nuovi di fabbricazione non europea. E’ inoltre importante che l’aspirapolvere sia dotato di un filtro HEPA.
L’ultimo consiglio riguarda l’acqua: filtrata e non conservata in bottiglie di plastica, particolarmente in questi mesi estivi sia che si resti a casa con i gatti, sia che si vada a passeggiare con il cane.

Da questa esperienza mi sono reso conto che è più semplice prendersi cura di sé stessi iniziando a prendersi cura dei propri animali..

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